Art. 55 – Codice Deontologico Assistenti Sociali

(Legge 23 marzo 1993, n. 84)

Il professionista che riveste ruoli dirigenziali, apicali o di coordinamento riferiti ad altri assistenti sociali, nei limiti delle proprie attribuzioni e dell’organizzazione di lavoro, opera per:
a)  gestire adeguatamente le risorse umane e i carichi di lavoro, valorizzando i singoli professionisti e rispettando la loro autonomia tecnica e di giudizio, perseguendo il miglioramento delle relazioni organizzative ed evitando qualunque forma di discriminazione;
b)  valorizzare le funzioni del servizio sociale, concorrendo al mantenimento delle posizioni funzionali e giuridiche attribuite agli assistenti sociali all’interno dell’organizzazione di lavoro;
c)  favorire le condizioni organizzative per l’applicazione delle norme deontologiche, per la formazione continua e per lo per lo sviluppo di percorsi di supervisione professionale;
d)  portare all’attenzione di chi ne ha la responsabilità l’esigenza di ambienti di lavoro idonei. In particolare, si adopera affinché l’organizzazione adotti e mantenga misure efficaci per la prevenzione di aggressioni ai danni degli operatori;
e)  favorire il confronto tra professionisti di aree, enti o istituzioni differenti, al fine di creare i presupposti per sinergie e progetti condivisi;
f)  favorire le condizioni per identificare sistemi di valutazione della qualità e delle performance equi ed efficaci e promuovendo la cultura dell’apprendimento dagli errori;
g)  favorire la partecipazione dei portatori di interesse ai processi di valutazione, tutte le volte che è opportuno.